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Extremes (Cage, Reich, La Monte Young)

Cantiere per la Topolovska Minimalna Orkestra
condotto da Antonio Della Marina

Dal 2008 uno degli appuntamenti fissi della Stazione quello con la TMO, l'orchestra a struttura aperta che ingloba ragazzi e non ragazzi, dilettanti e professionisti con l'unico punto fisso del conduttore, il musicista udinese Antonio Della Marina. Dopo le esperienze che hanno portato la TMO a cimentarsi più volte con In C di Terry Riley e, ancora, con Gustav Holst, Eyvind Kang, Luc Ferrari e lo stesso Della Marina, quest'anno sarà eseguito il programma forse più estremo realizzabile oggi da un ensemble: Clapping Music, di Steve Reich; 4'33'', di John Cage, Composition 1960 #7, di La Monte Young; un brano composto di 2 note sole ma di ardua esecuzione e che rappresenta, in chiave minimalista, l'altra faccia di 4'33''. A Topolò si può...

Antonio Della Marina è un artista e compositore di musica elettronica che da molti anni lavora utilizzando quasi esclusivamente onde sinusoidali. Influenzato dalle avanguardie minimaliste degli anni 60 e 70 ed in particolare dall’incontro col padre del minimalismo La Monte Young, concentra la sua ricerca sull’esplorazione delle proprietà fisiche del suono e sui sistemi di accordatura derivati dalle leggi degli armonici naturali. Le sue composizioni sono vere e proprie sculture di suono per la cui realizzazione usa astrazioni matematiche e generatori da lui appositamente costruiti. I suoi lavori sono stati selezionati ed esposti in gallerie d’arte e festival internazionali in Europa e Stati Uniti. Ha pubblicato per le etichette discografiche I Dischi di Angelica, Leo Records, Ozky e-sound e per la casa editrice Meltemi. Dal 2008 è direttore della Topolovska Minimalna Orkestra e ne cura i laboratori durante la Postaja.

Visitors

regia di Godfrey Reggio
musiche di Philip Glass
USA, 2014 - 87'

"Non siamo noi che guardiamo il film, è il film che sta guardando noi", ha detto Godfrey Reggio a proposito del suo nuovo lavoro, Visitors, che arriva a undici anni di distanza dal suo ultimo lungometraggio, Naqoyaqatsi, parte della trilogia Qatsi che lo ha reso famoso. Il film, prodotto da Steven Soderbergh e con musiche del compositore Philip Glass – collaboratore di lunga data del regista americano – realizza un affresco dell'espressività umana isolando dei volti su sfondo nero. Volti che fissano qualcosa, immobili, e poi progressivamente attraversano una gamma di espressioni su cui ci si sofferma lungamente, al ralenti, alternandoli a paesaggi naturali e umani – un parco giochi abbandonato, le paludi della Louisiana dove in cui il regista è nato, una discarica. Poi ai volti si aggiungono delle mani, dei gesti, delle azioni che cominciamo poco a poco a riconoscere: suonare il piano, scrivere su un cellulare, guardare qualcosa che sta al di là della macchina da presa – un film, una partita alle televisione o magari un videogioco…

Il film è presentato a Topolò da Gianfilippo Pedote, collaboratore storico del regista. Pedote è una colonna della Stazione. Fu lui a portare il primo film proiettato a Topolò, nel 1994, Powaqqatsi, di Godfrey Reggio. La sua presenza è ogni anno sinonimo di immagini di qualità sul muro del nostro cinema all'aperto. E' produttore per il cinema e la televisione. Ha prodotto film lungometraggi, documentari e corti per Alina Marazzi, Godfrey Reggio, Antonio Sixty, Giuseppe Bertolucci, Paolo Rosa e altri. Direttore associato di Fabrica di Benetton (1994/95, direttore Godfrey Reggio) e, nel 1980, co-fondatore del festival Filmmaker. Da diversi anni svolge attività didattica presso l'Università Cattolica di Milano e l' Accademia di Belle Arti di Brera.

Vlado Škafar

Incontri con il cinema clandestino

Un regista decide, in ancor giovane età, di realizzare il suo ultimo film. Questo film è Mama. Il poema di una madre e di una figlia. E del loro difficile rapporto. Presentato con successo al festival di Rotterdam, Mama, del quale Vlado Skafar ci parlerà, deve molto nella sua realizzazione anche all'incontro del regista con Topolò. Una delle due protagoniste, la figlia, è Vida Rucli e topolonauti sono anche alcuni degli altri interpreti: Gabriella Ferrari, Pierluigi Di Piazza. Le riprese sono state effettuate in gran parte nelle valli del Natisone e a Cividale, avvalendosi della formidabile fotografia di Marko Brdar. All'incontro partecipano i protagonisti sopra citati, il regista e Mama, l'attrice slovena Nataša Tič Ralijan.

Vlado Škafar, scrive e crea film. Co-fondatore e direttore del programma della Cineteca Slovena e fondatore del festival Kino Otok. Dal 2008 ad oggi, con i film Otroci, Oca, Deklica in drevo e Mama ha completato un suo personale ciclo di riflessione sulla vita degli uomini.

Pierluigi Di Piazza

Il mio nemico è l'indifferenza
Essere cristiani nel tempo del grande esodo

Non ci si può dichiarare cristiani e prendere parte alle ingiustizie, professare il razzismo, accettare la discriminazione di omosessuali, nomadi, carcerati, migranti. Non ci si può dichiarare cristiani ed essere complici della distruzione e dell'usurpazione dell'ambiente. Non ci si può dichiarare cristiani aderendo solo a parole al nuovo corso di papa Francesco, perpetuando nei fatti l'antico vizio di strumentalizzare Dio senza voler cambiare nulla. Il libro (edito da Laterza) di don Pierluigi Di Piazza è un nuovo manifesto per tutti i cristiani intransigenti.

Nato a Tualis di Comeglians, è noto soprattutto per il suo impegno per la pace e per aver fondato a Zugliano il Centro di Accoglienza e di Promozione Culturale "Ernesto Balducci", associazione che offre un tetto a immigrati, profughi e rifugiati politici. Dal 2004 è Membro Onorario della Commissione Interecclesiale Justicia y Paz di Bogotà. Nel 2012 è stato pubblicato il libro Io credo. Dialogo tra un'atea e un prete, scritto assieme a Margherita Hack; Di Piazza è anche promotore dell'apertura della Chiesa al matrimonio per i sacerdoti e al sacerdozio femminile.

Christopher Thomson

Incontri con il cinema clandestino

Nato a Londra, dopo aver vissuto a Istanbul e Vienna, Christoper ha trovato il suo luogo in Friuli, nel paese di Dordolla, frazione di Moggio Udinese, 50 abitanti. Dordolla è nel cuore della val Aupa, una valle dura, abbandonata dall'uomo, dove la natura sta riprendendo il sopravvento su ogni cosa. E' qui che è iniziato il progetto per un documentario che registra l'arretrare dell'uomo di fronte alla forza primigenia del mondo, The New Wild. Il documentario è nella sua fase finale di realizzazione e Christopher ce ne parla, mostrandoci materiale filmato durante la lavorazione. Parte della colonna sonora è stata registrata a Topolò durante l'edizione 2015 della Stazione.

Christopher Thomson è scrittore, regista e fotografo. Nato a Londra, ha vissuto e lavorato in Inghilterra, Germania, Francia, Austria, Turchia e ora in Italia. Il suo lavoro riguarda la metamorfosi del paesaggio ed il significato di 'luogo'. È spesso caratterizzato dall'interazione caotica tra il concetto di paesaggio culturale e l'imprevedibile mondo naturale sul quale esso poggia.

14 Reels

presentato a Topolò da Luca Chinaglia e Alina Marazzi

14 città, 14 registi: un esperimento collettivo in Super 8. Ad ogni autore partecipante viene data una bobina e un indizio: la città. La città è vista come un personaggio, uno sfondo, o come un pretesto per un intimo viaggio sul grande schermo, che richiama ad un momento di riflessione collettiva sulla nostra percezione della città. La proiezione a Topolò si avvale del commento sonoro live di Antonio Della Marina, composto appositamente per l'occasione.

diretto da Jaap Pieters (Amsterdam), Chantal Partamian (Beirut), Mirco Santi (Bologna), Boris Lehman (Brussel), Massimo Bacigalupo (Genova), Guido Tosi (Amburgo), Davorin Marc (Lubiana), Astrid Carlen-Helmer (Los Angeles), Julien Lingelser (Lione), Joana Preiss (Marsiglia), Alina Marazzi (Milano), Roberto Nanni (Roma), Tonino De Bernardi (Torino), Luca Chinaglia (Venezia) 
a cura di Luca Chinaglia.

Alina Marazzi, regista milanese, è presente a Topolò fin dalla prima edizione della Stazione, nel 1994. Si è segnalata all'attenzione della critica e del pubblico internazionale con il suo primo film documentario Un'ora sola ti vorrei. A seguire, Per sempre, Vogliamo anche le rose, Tutto parla di te. Del 2016 è Anna Piaggi. Una visionaria della moda.

Luca Chinaglia (1982) è laureato in Storia del Cinema, è uno sceneggiatore e regista di cortometraggi, presidente di Barnabil Produzioni, un'associazione culturale dedita alla produzione cinematografica. Dopo il lancio al Film Festival di Venezia nel 2013 adesso sta sviluppando un progetto cinematografico (caratteristico).

L'imprescindibile Piero

un romanzo di Paolo Morganti

La genesi di questo romanzo è molto curiosa: nasce dopo che lo scrittore, lo scorso agosto, è costretto a trasformare quella che doveva essere una breve visita a Topolò in un soggiorno di una settimana, causato dalla perdita del suo cane, Piero, nei boschi circostanti il paese. Dopo sei giorni di ricerche, con l'aiuto e il supporto di tutto il paese e soprattutto di Romano Bucovaz, Morganti ha finalmente ritrovato il suo cane. La storia ha tra i nuclei centrali del racconto proprio quest'avvenimento; si sviluppa poi in un giallo che mescola i fatti e i personaggi reali al frutto dell'immaginazione dello scrittore.

Paolo Morganti, nato a Milano, vive in Carnia dove ha fondato la casa editrice Morganti editori con la quale pubblica L'imprescindibile Piero. Della stessa casa editrice, curata da Morganti è anche la collana Chestertoniana, dedicata allo scrittore inglese G.K.Chesterton

Terezin: ieri e oggi

di Davide Casali ed Elisa Bressan
in collaborazione con il festival Viktor Ullmann
Italia, 2016 - 30'

Il documentario rappresenta il viaggio di un musicista, Davide Casali, e vuole raccontare la storia di un campo di concentramento dove l'arte era costantemente presente.
Il documentario è dedicato a Viktor Ullmann, compositore che, oltre ad aver prestato servizio militare a Trieste, organizzò in questa città dei concerti per la raccolta di soldi per i profughi della I Guerra mondiale.
"Questo lavoro vuol essere un tributo ai compositori che vissero e soffrirono a Terezin offerto attraverso un viaggio: quello di un ebreo che oggi vive libero e omaggia con questo documentario chi in quel campo soffrì e morì".
A Terezin fiorivano tantissime altre attività artistiche oltre a quelle musicali: teatro, poesia, pittura, cabaret; la musica era la padrona indiscussa e veniva eseguita negli scantinati, negli alloggi, nelle palestre e anche di nascosto. Ed è proprio la musica il linguaggio scelto per il proprio racconto dal regista e musicista Davide Casali che insieme a un pianista, Pierpaolo Levi e uno storico, Alessandro Carrieri, farà scoprire i luoghi che furono destinati a campi di concentramento e rivelerà come oggi questi luoghi siano rimasti visibili e siano assurti al ruolo di simboli, monito per le future generazioni.

Ojal

di Gushi & Raffunk, Sandro Carta, Luca Zaro

Guardare. Guardare attraverso. Guardare più in là. Rivolgere un ago verso la luce e proiettarsi attraverso la sua cruna per toccare "l'altra parte", raggiungere il luogo cercato e scoprire l'immensità, un sospiro nel silenzio tra legno, metalli, vibrazioni e sospensioni.

Ojal è un progetto audio e video, pensato per la Stazione ed eseguito da Gushi & Raffunk, musicisti che vantano una vasta esperienza sia in Italia che all'estero e prestigiose collaborazioni. Vivono a Postregna, in Benečija.
www.gushiraffunk.com
Sandro Carta, trombettista specializzato in vari campi della musica, dall'improvvisazione all'oberkrainer. Vive a Tribil inferiore, in Benečija.
Luca Zaro, lavora nei vasti territori delle arti visive. L'attività più recente riguarda una sperimentazione legata al connubio tra graffissimo e stone balancing. Vive a Udine.
www.zaroluca.it

Enrico Coniglio e Nicola Di Croce

Ascoltare l'abbandono


"Ma il suo assoluto silenzio mi atterriva"

Ne "La lucina" Antonio Moresco descrive il suo confino volontario e solitario in un paese completamente abbandonato. In questa esperienza l'ascolto è strumento privilegiato per leggere il contesto e per decifrarne la quotidianetà e le trasformazioni stagionali. Ma l'ascolto è anche strumento per non cedere a quel silenzio assoluto che respinge ogni forma di vita.
Il silenzio amplifica la percezione uditiva, rivela i dettagli più sottili, educa, ma al tempo stesso fa "fischiare le orecchie" per l'estrema rarefazione dei frammenti che lascia ascoltare.

Percorso installativo
L'installazione di articola in due momenti:
- una stanza dedicata all'amplificazione della percezione uditiva (dovuta al silenzio);
- una stanza dedicata, in negativo, al carattere dissuasore del silenzio.

Stanza 1
"Anche il cielo è bianco. Versi di animali non se ne sentono più, della terra, dell'aria. Assoluto silenzio."
Installazione per 4 speaker e dispositivi dissuasori ad ultrasuoni.

Stanza 2
"Quando c'è la luna si vedono distintamente, illuminati a giorno da quella sua luce spettrale, il ciglio della piccola strada invaso dalla vegetazione, i precipizi da cui sale un rumore d'acqua che si scava il suo letto negli anfratti sonori delle montagne impregnate di pioggia e nelle gole, le grandi sagome degli alberi che si stagliano contro il cielo."


Installazione per deflussori, found objects e microfoni a contatto.

Environmental sound recordist e sound artist, Enrico Coniglio è un musicista interessato all'estetica del paesaggio. La sua ricerca è focalizzata sul rapporto tra musica e rappresentazione dei paesaggi del contemporaneo [www.enricoconiglio.com]
Nicola Di Croce è musicista e architetto interessato al rapporto tra suono e territorio. Chitarrista e sound artist ha pubblicato diversi album acustici ed elettronici e curato numerose installazioni e produzioni multimediali [http://nicoladicroce.tumblr.com]
Entrambi sono membri di AIPS – Archivio Italiano Paesaggi Sonori.

Le quattro volte

di Michelangelo Frammartino
Italia, 2010 - 88'

Un vecchio pastore ammalato conduce con fatica le sue capre al pascolo sui monti della Calabria. La cura che ogni sera beve è data da terra argillosa che una donna gli consegna nella sacrestia della chiesa dopo averla benedetta e incartata in una striscia di giornale. Una capretta nasce e con fatica muove i suoi primi passi nella vita. Una sacra rappresentazione della Passione di Cristo percorre la via centrale del paese; Un albero della cuccagna viene issato. Il tempo scorre.
Michelangelo Frammartino, legge e ci propone il volto antico della Calabria. Lo fa con il pudore di uno sguardo che osserva una realtà in parte senza tempo con il desiderio non di proporla retoricamente come modello ma con la voglia di preservare una memoria che rischia di scomparire.
Il film viene presentato dall'autore.

Sono bastati due soli film per fare di Michelangelo Frammartino uno dei registi più discussi del cinema italiano. Il dono (2003) e Le quattro volte (2010), prodotti con budget bassissimi e girati con spirito avventuroso, hanno rivelato uno sguardo unico, di fatto inclassificabile, superando inoltre banchi di prova importanti come i festival di Locarno e Cannes. L'impatto è stato forte, tanto da spingere entrambi i titoli fuori dai cine-circoli esoterici della sperimentazione festivaliera, verso platee e occasioni di visibilità insperate. Amato dai cinefili duri e puri, apprezzato all'estero, Frammartino è oggi uno sperimentatore entusiasta, che alterna corsi e seminari presso scuole e università a installazioni al Moma di New York.

Michelangelo Frammartino

Sono bastati due soli film per fare di Michelangelo Frammartino uno dei registi più discussi del cinema italiano. Il dono (2003) e Le quattro volte (2010), prodotti con budget bassissimi e girati con spirito avventuroso, hanno rivelato uno sguardo unico, di fatto inclassificabile, superando inoltre banchi di prova importanti come i festival di Locarno e Cannes. L'impatto è stato forte, tanto da spingere entrambi i titoli fuori dai cine-circoli esoterici della sperimentazione festivaliera, verso platee e occasioni di visibilità insperate. Amato dai cinefili duri e puri, apprezzato all'estero, Frammartino è oggi uno sperimentatore entusiasta, che alterna corsi e seminari presso scuole e università a installazioni al Moma di New York.

Montedoro

regia di Antonello Faretta
Italia, 2015 - 90'

"Un giorno, mentre viaggiavo nella mia regione, mi sono ritrovato in un luogo abbandonato. Un paese diventato fantasma in seguito ad una grande frana cinquant'anni fa, E poi è arrivata una donna americana che cercava la madre in questa carcassa disgregata che un tempo era stata comunità. Questa donna cercava tra i fantasmi, tra i morti che giacciono sulla collina del paese. Mi sono convinto che dovevo restare là a spiare tra le crepe del paese e di questa donna. Forse la, tra le macerie di Montedoro, c'era anche la mia Patria."
A.Faretta
Montedoro rende questo luogo indimenticabile, e pone finalmente fine alla mia tentazione di fare un film a Craco.
A.Kiarostami
Montedoro viene presentato dall'autore e dalla produttrice, Adriana Bruno

Antonello Faretta è nato nel 1973 a Potenza. Tra le sue opere Lei lo Sa, Da Dove Vengono le Storie?, Il Vento, la Terra, il Grasso sulle Mani, Nine Poems in Basilicata, Transiti e Il Giardino della Speranza, presentate in numerosi festival internazionali del cinema, gallerie e musei d'arte contemporanea del mondo tra cui Centre Pompidou, Museo di Arte Contemporanea Barcelona, Cannes Film Festival, Galerie du Jour Agnes B., Rotterdam Film Festival, Hot Docs Toronto e Pen World Voices Festival New York.
Montedoro è il suo primo lungometraggio.

Pif e Lirio Abbate

Furto di cuore e abuso di sorriso
a cura dell'Ambasciata dei Cancellati

Pif e Lirio Abbate utilizzando un diverso modo di raccontare la mafia e i mafiosi descrivono in maniera ironica e irriverente i boss, in modo da smitizzarli. I due autori conducono lo spettatore a conoscere il volto privato degli uomini dei clan (siciliani, calabresi, campani, romani) che spesso coincide con episodi comici, da commedia. L'idea si rifà a Peppino Impastato, alle sue trasmissioni radiofoniche in cui prendeva in giro i capimafia del suo paese e con il sorriso tentava di scalfire i boss.
Pif, per la quarta volta a Topolò, e Lirio alternano il loro racconto con contributi multimediali estratti da documenti originali di inchieste condotte dalle procure che vengono proiettati su un grande schermo in cui scorrono video e si ascoltano gli audio di intercettazioni che mettono in risalto l'ignoranza, la pochezza strategica e la stupidità. Elementi che spesso, per vergogna, vengono nascosti dai boss. Lo spettacolo non perde mai di vista quanto le mafie possano essere pericolose. E in questo modo con l'aiuto degli autori viene offerto allo spettatore uno strumento per saperle riconoscere e affrontarle.

"In Italia i festival pullulano, non c'è, volendo, che l'imbarazzo della scelta. Topolò, però, è un unicum, qualcosa di diverso, di inimitabile. All'inizio, confesso, fu il nome ad attirarmi... Nel nostro strano Paese si è perso il gusto di fare le cose per il semplice motivo che piacciono. La mia presenza a Topolò è una sorta di ribellione a tale tendenza: mi piace esserci, appunto, ci sto bene. E' una boccata d'ossigeno." - Pierfrancesco Diliberto/Pif



Armando Battiston

Accordion Brainstorming Improvisation
(Tempeste e riflessioni per la Stazione di Topolò)

In Accordion Brainstorming Improvisation, l'artista si propone alla freebases accordion, opportunamente amplificata e alla melodica elettrica. Egli crea così un percorso molto personale sull'improvvisazione assoluta, per l'appunto in una tempesta di idee musicali.
Le improvvisazioni proposte sono quindi guidate da una lunga e consolidata esperienza creativa di Armando Battiston, esperienza che va dal free-jazz alla musica contemporanea colta, dando vita ad una sintesi formale e contenutistica ricca e totalizzante.

Noto come pianista jazz e compositore, Battiston è anche un originale polistrumentista che utilizza in particolare la fisarmonica e i flauti. Ha eseguito registrazioni, partecipato a festival e dato concerti in tutta Europa. Cura conferenze e seminari sulla comparazione tra jazz e musica classica. Ha collaborato con scrittori, registi, uomini di scienza e composto musiche per il cinema e il teatro. Cura laboratori sull'improvvisazione e la composizione.

Armando Battiston

Armando's Stretchable Sound Reflections
(Tempeste e riflessioni per la Stazione di Topolò)

In Armando's Stretchable Sound Reflections, l'artista si avvale di due sintetizzatori, un flauto contralto, un flauto dolce basso, live electronics e voce.
Questo materiale esecutivo composto da elementi strumentali assai diversi tra loro, permette ad Armando Battiston di eleborare una "serie" di riflessioni sonore, all'interno delle quali, gli strumenti dialogano tra loro, in forma di composizione estemporanea. Quando si parla di "serie" ci si riferisce al fatto che il performer si avvale di dodici incipit diversi tra loro che danno vita ad una serie dodecafonico-sonora.
Si viene ad avere perciò una maxi cellula creante, ma non vincolante per ciò che concerne lo sviluppo dell' evento: Armando's Stretchable Sound Reflections.

Noto come pianista jazz e compositore, Battiston è anche un originale polistrumentista che utilizza in particolare la fisarmonica e i flauti. Ha eseguito registrazioni, partecipato a festival e dato concerti in tutta Europa. Cura conferenze e seminari sulla comparazione tra jazz e musica classica. Ha collaborato con scrittori, registi, uomini di scienza e composto musiche per il cinema e il teatro. Cura laboratori sull'improvvisazione e la composizione.

Ammon Ngakuru, Charlotte Drayton - Auckland (New Zealand)

Viaggiando dalle città più vicine, le strade sono gradualmente più piccole, pietrose, meno curate

Ammon Ngakuru e Charlotte Drayton sono due artisti di Auckland, Nuova Zelanda. Gli artisti hanno compiuto un breve viaggio di ricerca a Topolò nel settembre del 2015, e hanno approfittato di questo incontro per sviluppare immagini in movimento e lavori di testo per l'edizione del 2016 della Stazione di Topolò. Il testo narra di questo viaggio verso Topolò - creando una cornice, o una guida, per un lavoro di immagini in movimento. Il progetto di immagini in movimento è stato poi creato usando delle equivalenze (del territorio) presenti in Nuova Zelanda per cercare di evocare un'immagine di Topolò, tradotta attraverso la memoria, il tempo e il luogo. Questi due lavori fanno della memoria un metodo di traduzione, che echeggia sia la distanza fisica che quella linguistica che si trova tra Topolò e Auckland.

Ammon Ngakuru nato nel 1993 ad Auckland, Nuova Zelanda, lavora principalmente con le istallazioni, e si dedica maggiormente a video e sculture. L'attività di Ammon risponde a domande di non-identificazione, incertezza, distanza, assenza e frammentazione, ponendo particolare attenzione al modo in cui questi problemi si manifestano all'interno di ambienti culturali condivisi. 

Charlotte Drayton (nata nel 1989) è un'artista che vive ad Auckland, Nuova Zelanda. Il suo lavoro si concentra su come la memoria e l'associazione si incorporano ai luoghi, per questo motivo nelle installazioni e nei lavori basati sui testi l'artista manifesta un'attenzione verso l'architettura, l'infrastruttura e verso l'ambiente edificato. Charlotte ha concluso nel 2014 un MFA (Master of Fine Arts) all'Auckland University of Technology ed è stata la beneficiaria dell'Irish Fisher Award sempre nello stesso anno. 

Anja Medved - Kozana

Memorie ricucite
topolò / luico

Durante la Stazione di Topolò del 2012 è stata organizzata la digitalizzazione delle fotografie di famiglia degli abitanti di Topolò e Luico, il vilaggio vicino, che però si trova dall'altra parte del confine. In questa occasione ogni proprietario della fotografia e stato invitato a raccontare davanti alla cinepresa il proprio ricordo su quell' attimo fermato nel tempo. Nel passato i due paesi erano molto legati e l'intento del progetto è di ricucire memorie spezzate dal confine.

Anja Medved (1969, Nova Gorica) ha studiato regia teatrale presso l'Accademia di cinema e teatro di Lubiana. Nei suoi progetti esplora il rapporto tra memorie personali e collettive. Livek è il villaggio dei suoi nonni.

Incontri con il cinema clandestino

E' vero che ogni luogo di confine è una capitale della clandestinità e Topolò non è una eccezione. La Stazione non si sottrae a questo postulato e poeticamente ne fa una bandiera, soprattutto nello spazio dedicato al cinema, al documentario, alle visioni. Quello che passa a Topolò, sempre presentato dagli autori, è sovente materiale mai visto, immagini sacrificate alle leggi del mercato e degli incassi, backstage, sopralluoghi che spesso diventano opere, opere finite che imponderabili circostanze hanno ingiustamente condannato all'oblio. Tutto questo materiale "di confine", nel nostro cinema sul confine diventa per forza cinema clandestino e il cinema clandestino può anche avere orari impossibili, registi che sanno rischiare e un pubblico dallo sguardo molto molto particolare.

Les Tambours de Topolò

Ritorno in Piazza Grande

Il gruppo nasce alla Stazione, nel 2000, quando si svolge il primo cantiere di "percussioni da strada" aperto a ragazzi e ragazze. Erano in cinque gli iscritti. Oggi i Tambours sono un gruppo molto noto, non solo in Regione, e possono vantare partecipazioni a rassegne di primaria importanza. Il loro strumento base è il bidone metallico per l'olio, quello da 250 litri. Alla Stazione rappresentano, da 16 anni, un appuntamento fisso e attesissimo.
www.ltdt.it

ToBe Continued 2017 - ottava edizione

registrazione effettuata il 24 marzo 2017-World TB Day

ToBe Continued è una maratona sonora dall'aspetto assai originale, della durata di 24 ore (dalle 00.00 del 24 marzo fino alle 24.00 del medesimo giorno), durante le quali diversi musicisti sparsi in vari punti del pianeta si collegano a un sito internet per trasmettere, dal vivo, la loro musica. Il tutto in un flusso continuo, senza alcuna interruzione, a staffetta. Ogni musicista ha a disposizione un tempo (con una partenza esatta al secondo) massimo di 30 minuti.
Data non casuale quella del 24 marzo, da anni Giornata Mondiale per la Lotta alla Tubercolosi. A ideare e coordinare l'operazione sono Stazione di Topolò e Antonio Della Marina, sotto l'egida dell'Officina Globale della Salute / Globalna Delavnica Zdravja/ Global Health Incubator, il laboratorio creato nel luglio 2009 proprio a Topolò dal dottor Mario Raviglione, autorità nel campo della lotta alla tubercolosi, per mettere in contatto i mondi della creatività e della scienza. Nel marzo scorso i collegamenti sono avvenuti da diversi Paesi: dalla Cina alla Nuova Zelanda, dalla Corea del Sud all'Iran, dagli USA al Giappone al Cile, dal Messico all'India, e ancora: Camerun, Perù, Costarica, Canada, Australia, Sud Africa, Argentina, Brasile, Indonesia, Filippine, Marocco, Turchia, Russia, Georgia, Bielorussia e altri Stati europei per un totale di 44 nazioni. 
Di fatto, un simbolico giro del mondo in 48 tappe sonore. Il progetto è reso possibile dal sostegno di Sanofi e Lilly MDR-TB Partnership e dalla collaborazione di Unikum-Centro Culturale dell'Università di Klagenfurt.

Phonophani - Bergen

Transiti amici
a cura dell'Ambasciata di Norvegia in Topolò

Espen Sommer Eide è un musicista e artista che vive a Bergen. Con lo pseudonimo di Phonophani compone musica e suona nella band Alog. Usa strumentazioni elaborate che costruisce lui stesso, ibridi che combinano elementi acustici ed elettronici. Ha pubblicato diversi album per l'etichetta Rune Grammofon.
Oltre a numerosi tour musicali, Phonophani ha prodotto anche una serie di opere site-specific. Questi progetti includono composizioni e performance per il cinquantenario della Cappella di Le Corbusier a Rochampe, in Francia, la costruzione di un'installazione sonora per il Northern Lights Festival di Tromso e una speciale performance alla biennale Manifesta7, in Italia, dove vecchi dischi in vinile sono stati ricreati dentro nuovi strumenti musicali.

Vivos voco

Mariano Bulligan (cello), Danilo Alvarado (chitarra)
musiche di Part, Verdi, Bellafronte, Sollima

Vivos voco, mortaso plano, fulgura frango (chiamo i vivi, piango i morti, frango i fulmini) così è scritto su molte campane di chiesa e in questo caso Topolò non sfugge alla regola. Il concerto in chiesa di questo 2016 è dedicato quasi interamente alla contemporaneità:
- Arvo Pärt (1935) – Fratres (arr. chitarra: Hu Bin)
- Raffaele Bellafronte (1961) – Suite n.1 per Violoncello e Chitarra
- Giovanni Sollima (1962) - Free Life on Earth per Violoncello e Chitarra
- Giuseppe Verdi (1813-1901) – Ouverture de “I Masnadieri” (arr. Hu Bin, rev. Mariano Bulligan)

Mariano Bulligan svolge attività concertistica come solista, camerista, in ambito sperimentale e collabora con diverse orchestre. Suona nell'Extático Duo con il chitarrista cinese Hu Bin suonando in festival come Ravenna Festival, Festival d'Europa (Firenze), Wienner Saal del Mozarteum di Salisburgo. E' stato assistente di musica da camera al Mozarteum di Salisburgo e al Sandor Vegh Institute for Chamber Music di Salisburgo; si è esibito in prestigiose sale da concerto in Europa, Canada e Cina. Ha collaborato con orchestre sinfoniche e gruppi cameristici. Nell'ambito della musica di ricerca e' stato composer in residence al Notam Center di Oslo. Insegna violoncello e musica da camera alla scuola di musica della minoranza slovena in Italia Glasbena Matica.

Il chitarrista brasiliano Danilo Alvarado ha iniziato i suoi studi in Cile con il folklorista Hector Alvarado Irrazabal. In Brasile ha studiato chitarra e arrangiamento popolare con João Alfredo Cantiber. Si è laureato in chitarra presso l'Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ) nel 2008 e contemporaneamente ha approfondito i suoi studi con Carlos Alberto de Carvalho. Vincitore di numerosi premi internazionali, è stato invitato a suonare come solista in vari paesi del Sud America e in Europa. Ha recentemente inciso un cd per l'etichetta dell'Università Mozarteum sul repertorio brasiliano per chitarra sola. Ha recentemente conseguito il Master of Arts presso l'Università Mozarteum di Salisburgo (Austria). Attualmente sta perfezionandosi ulteriormente nell'anno di Post-Graduate al Mozarteum con Marco Tamayo.

Glauco Salvo

5, 7, 5 punti in ascesa

5, 7, 5 punti in ascesa è uno studio compositivo che prende spunto dal testo teorico di Vasilij Kandinskij Punto, Linea, Superficie per intraprendere un percorso di indagine delle possibilità espressive e liriche degli elementi minimi del gesto musicale, alla ricerca di una pratica strumentale e compositiva che allarghi le possibilità di dialogo con gli spazi, il paesaggio e gli eventi sonori presenti in un determinato ambiente. Le composizioni saranno create ed eseguite a Topolò, con l’intenzione di galleggiare tra ascolto musicale e del paesaggio sonoro, in "un equilibrio di due mondi che non sarà mai perfetto", in cui gli elementi musicali si configurano in base alle caratteristiche dell’ambiente e formano piani d’ascolto volti a stimolare un ascolto attivo e leggermente alterato del paesaggio. Le musiche saranno eseguite all’aperto con banjo, zither, e-bow e dispositivi di riproduzione del suono a bassa fedeltà.

L'occhio aperto e l'orecchio attento trasformano le scosse anche minime in grandi esperienze. Da tutte le direzioni affluiscono voci, e il mondo risuona. Come un esploratore che si addentra in territori nuovi, sconosciuti, facciamo scoperte nella vita quotidiana, e l'ambiente, altrimenti muto, comincia a parlare una lingua sempre più chiara.
V. Kandinskij

Glauco Salvo (Cesenatico, 1983). Musicista, strumenti a corda. La sua ricerca è incentrata sull’esplorazione di nuovi percorsi tra il folk e la musica sperimentale, utilizzando strumenti a corda, elettroacustici e dispositivi di riproduzione del suono a bassa fedeltà per creare un’esperienza di ascolto intensa ed evocativa della musica e del paesaggio sonoro. Il suo ultimo lavoro discografico, 5 haiku, è in uscita a luglio 2016 per l'etichetta Kohlhaas.

Massimo Rizzante

L’uomo è un dialogo infinito. Non può non imitare gli altri, coloro che lo hanno preceduto come coloro che con lui camminano nella nebbia del presente. La sua orginalità, dunque, è sempre relativa in quanto si rivela attraverso il dialogo. Come in una fuga: ogni voce imita l’altra, ogni voce è all’ascolto e risponde all’altra, ogni voce è la continuazione dell’altra.

Massimo Rizzante (San Donà di Piave, 1963) è poeta, saggista, prosatore e traduttore.
Ha studiato a Urbino, Leuven, Nijmegen, Klagenfurt, Paris, Granada, Tokyo. Dal 1992 al 1997 ha fatto parte del ‘Seminario sul Romanzo Europeo’ diretto da Milan Kundera a Parigi. Dal 2011 al 2013 ha insegnato Lingua e Letteratura Italiana presso la Tokyo University of Foreign Studies (Giappone). Attualmente insegna Letteratura Italiana Contemporanea e Letterature Comparate presso l'Università di Trento, dove dal 2006 dirige il Seminario Internazionale sul Romanzo (SIR). Il suo ultimo libro, una raccolta di saggi pubblicata da Effigie, si intitola Un dialogo infinito.

Tinka Volarič

Krožnice

Tinka Volarič vive e lavora a Most na Soči, nell’Alta Valle dell’Isonzo. È illustratrice e poeta. Nel 2010 per le illustrazione di un libro di Frane Milčinski Ježek ha ottenuto il premio per la migliore pubblicazione slovena nel settore della letteratura per l’infanzia. Nel 2013 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica Krožnice večglasnih tišin.

Nataša Kramberger

Tujčice

Topolò è un luogo nel quale arrivare da soli è difficile; più facile è se qualcuno ti ci accompagna per mano. È anche possibile che ti attenda in un sottopassaggio a Cividale, vicino alla zona industriale, nell’auto con le luci (di posizione) accese. Piove a dirotto, ma sempre meglio che a Salisburgo dove cade ghiaccio, e in ogni caso meglio che nei tunnel, dove tra i camion surriscaldati non si respira. Febbraio non sa decidersi quanti colpi di burrasca gettare ancora in strada, quante gelate e quanti rovesci. Getta tutto in un colpo, e a ogni rotonda da Udine in poi cambiano le condizioni del tempo, ma sempre bagnato. Ad un certo punto, inaspettatamente, la strada scende leggermente, e da lontani scorgi il sottopassaggio. Sulla destra della carreggiata c’è un’auto e le sue luci di posizione sono accese.
Hai alle spalle la E55 che attraversa il continente, davanti a te le curve che scrosciano d’acqua. Topolò è un luogo a cui arrivi accompagnato. Tra poco è mezzzanotte. Nella casa c’è la stufa, nella stufa il fuoco, fuori è notte. L’invito non manca, ma l’arrivo è qualcosa che dura. Devi decidere quanto di ciò che è accaduto sino a stanotte ti lascerai alle spalle. E quanto ti prenderai a cuore di ciò che da ora in poi vivrai.
Il mattino porta il silenzio, la stufa fredda e, camminando, la coperta come uno scialle. L’arrivo è qualcosa che dura. Ma le storie si fanno largo senza annunciarsi, con il rumore e la forza del Koderjana, senza bussare di buon’ora: sulla porta aperta.

Nataša Kramberger (1983) è scrittrice, cofondatrice del collettivo ecologico Zelena centrala di Jurovski Dol, villaggio di poco meno di 400 abitanti nella Slovenia orientale e dell’associazione Periskop di Berlino che promuove gli scambi culturali tra la Slovenia e la Germania. Per il suo libro d’esordio Nebesa v robidah, con il quale è stata anche finalista del premio Kresnik, ha ricevuto Il Premio letterario dell’Unione europea 2010. Il romanzo è stato pubblicato di recente nella traduzione italiana per la casa editrice Mimesis con il titolo Niente di nero in vista. Nataša è anche autrice del romanzo in rime e immagini Kaki vojaki (2011) e del libro Brez zidu (Časopisna pripoved o Berlinu in drugih krajih 2004-2014).

Antonella Bukovaz

3X3 besede za teater - parole per il teatro
ZTT – EST

Tre testi, tre voci per tre donne, tre storie, tre regie per un teatro sonoro, molte lingue, molti intrecci. Dalla collaborazione dell'autrice con l'Atelier di arte sonora di Hanna Preuss nasce un libro a cura della casa editrice slovena di Trieste ZTT - EST.

Alessandro Ruzzier

Limenlumen
video - 6'39"

Più giù è troppo freddo e più su è un transito continuo.
Forse è per questo che se ne stanno lì.
O forse è proprio come immagino.
Indicano una soglia.
Unisci i loro punti instabili e ottieni una linea
variabile.
Aerovie serali.
In paese nessuno si lamenta mai del frastuono di
decolli e atterraggi.
Nella stanza giunge solo il suono
che si produce al cinema.

Si tratta di riprese video delle lucciole che abitano la zona tra le ultime case e bosco. Ho raccolto le lucciole e le ho depositate su di un vetro che funge da fondo ad una scatola che ho costruito per l’occorrenza.
I suoni utilizzati nel montaggio sono quelli provenienti dal "cinema" di Topolò, registrati in tempo reale durante le riprese video delle lucciole e poi editati. Limenlumen è un estratto da In tre tempi, un progetto cominciato a Topolò 3 anni fa che indaga attraverso la fotografia, il suono e il video, la zona sottostante l’abitato del paese, dalla linea subito a ridosso delle ultime case verso il fondo valle, fino alla zona dei "ponticelli". La relazione tra l’uomo e il paesaggio, la sua rappresentazione e l’esperienza fisica reale, l’occupazione temporanea degli spazi naturali sono parti centrali e costanti della mia ricerca.
Il progetto, nella sua forma definitiva, verrà completato entro la fine del 2016.

Alessandro Ruzzier è nato a Trieste nel 1967. La relazione tra l'uomo e il paesaggio, la sua rappresentazione e l'esperienza fisica reale sono parti centrali e costanti della sua ricerca che, oltre alla fotografia, si esprime anche attraverso l'utilizzo e la manipolazione di suoni e immagini video.
Sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche, tra le quali MART Rovereto, Punto Fermo – Palinsesti, Craf - Centro Ricerche Archiviazione Fotografia, Fototeca Consorzio Culturale Monfalconese.

Tihotapci identitete / I contrabbandieri dell'identità

Produzione: Društvo ŠKUC, per TV Slovenija, 2015
Regista: Marija Zidar
Sceneggiatore: Ervin Hladnik Milharčič, Marija Zidar
Direttore della fotografia: Latif Hasolli
durata: 53'

La striscia di venti chilometri lungo la Slovenia e l’Italia, un tempo zona di lasciapassare, è il territorio su cui convergono il mondo latino e quello slavo, la Mitteleuropa e il Mediterraneo. Qua non ci sono purosangue, solo bastardi. Qua vivono persone fantastiche, che già da tempo contrabbandano l’identità attraverso il confine.
Nel film, questo mondo è attraversato dalla jeep del giornalista Ervin Hladnik Milharčič di Nova Gorica. Alcuni luoghi li attraversa soltanto, in altri si ferma, i meandri del percorso lo portano da Predil (Predel) a Sicciole (Sečovlje).
Incontriamo parecchi volti noti, fra cui Donatella Ruttar, Antonella Bukovaz, Iztok Mlakar, Drago Mislej - Mef, Jožica Strgar, il gruppo Tminski madrigalisti… Visitiamo la messa della Resurrezione a Gorizia, le celebrazioni del primo maggio per il 70° anniversario della liberazione di Trieste col coro partigiano Pinko Tomažič, le alessandrine a Prevacina (Prvačina), il monumento al partigiano azerbaigiano a Sambasso (Šempas), la Lukčeva hiša a Kambreško, il museo Slovensko multimedialno okno SMO e altre meraviglie che sono nate dal contatto fra le due culture. Il mondo di confine appare come un infinito paesaggio a cielo e spirito aperto. Un film-mosaico per i ricordi e per l'anima.


È davvero necessario essere soltanto uno? No, non lo è. Devi ritrovarti su un territorio dove essere soltanto uno non è possibile. Gli incroci sono proprio così. Nemmeno la città non è tutt'una, ma sono due città, una di fianco all’altra. Con almeno due nomi, a volte anche tre. Tra le saline di Semedella, le due Gorizie e San Pietro al Natisone ci sono incroci così. Una stretta striscia di terra, dalla quale puoi volgere lo sguardo ad est e vedere gli slavi fino a Vladivostok. Questo è nostro. Ti volti dalla parte opposta e vedi i latini fino a Santiago del Cile. Anche questo è nostro. E in mezzo ci siamo noi, che siamo al contempo nostri e loro. Persone fantastiche. Il film è su di noi. - Ervin Hladnik Milharčič

Marija Zidar, in passato giornalista per il Delo, è originaria della Slovenia centrale, dove essere purosangue era un valore e si tendeva a non mescolarsi troppo. Ha trascorso gli ultimi due anni in Albania, dove sta creando il suo primo lungometraggio, il documentario Avenge/Vendetta di sangue, la prima coproduzione ufficiale di Slovenia e Kosovo. Prima di essere regista de I contrabbandieri dell’identità, nei quali chiede al suo ex redattore Ervin Hladnik Milharčič di accompagnarla nel proprio mondo, è stata anche sceneggiatrice di tre documentari prodotti da TV Slovenija: Infanzia (2009), Le teste parlanti (2010) e Affamati di ribellione (2013/14) (tutti con la regia di Dušan Moravec), che hanno avuto un gran numero di spettatori.

Ervin Hladnik Milharčič è un giornalista che ha scritto per Radio Študent, Mladina, Das Magazin, Delo, Al Ahram e attualmente scrive per il quotidiano Dnevnik. Originario di Nova Gorica, ha scritto da Jugoslavia, Europa, Africa, Australia, Vicino Oriente e America. È autore di alcuni libri. Il suo preferito è ambientanto ad Oriente, ed esplora il modo in cui noi sognamo gli arabi e i sogni che gli arabi fanno su di noi. Ama scrivere a cavallo dei confini, con una gamba di qua ed una di là.

Enrico Malatesta

Belebor
Workshop dedicato all’ascolto attivo e alla relazione tra il suono e lo spazio

È presentato come un programma di performance informali ed interventi sonori in alcuni spazi di Topolò. L’intento è di attivare modalità sperimentali di ascolto ed osservazione del suono attraverso una forma di condivisione aperta.
BELABOR è un progetto diviso in n* di durata variabile e si rivolge ad un pubblico partecipante; ogni parte del workshop prevede un'introduzione ai contenuti sonori, agli intenti di ricerca e ai materiali utilizzati e una serie di proposte di modalità di ascolto utili a sperimentare l’interazione tra ascoltatore, spazio e suono.


KEYWORDS

Suono-Spazio-Corpo | Vitalità dei materiali | Ascolto Attivo | Simpatia | Superficie | Dinamica | Appropriazione | Idiofoni | Ecologia | Ritmo | Aural Architecture | Musica Elettro-Acustica

Enrico Malatesta (*1985). Percussionista attivo in ambiti sperimentali di ricerca posti tra sound art, musica e performance; la sua pratica esplora le relazioni tra suono, spazio e movimento con particolare attenzione alle modalità di ascolto, alle affordances degli strumenti e al poliritmo, inteso come definizione di informazioni multiple attraverso un approccio ecologico e sostenibile allo strumento percussivo. Enrico Malatesta ha presentato il proprio lavoro in Festivals ed eventi speciali in tutta Europa, Corea del Sud, Giappone e Nord America.
Per il quinto anno di seguito tiene il workshop alla Stazione - Postaja

Studio Wild
Tymon Hogenelst - Jesse Van Der Ploeg - Jani Van Kampen

Il mulino di Topolò

Dopo essere stati alcuni giorni a Topolò, aver camminato in lungo e in largo ed esserci arrampicati tra boschi e campi, lungo i sentieri e i torrenti attorno al paese, ci siamo trovati unanimemente d’accordo nel constatare che il complesso del Mulino meritava d’essere completato da un gesto architettonico.

Abbiamo pensato e proposto un’opera che desse continuità alla storia del Mulino per dargli una nuova vita mantenendo viva la relazione con il paese. L’opera è una scultura in calcestruzzo posta su un frammento della diga del Mulino. La diga rappresenta le più forti fondamenta del complesso, ma segna anche la fine della strada che collega il mulino al paese; inoltre offre il miglior punto di vista sugli edifici fiancheggiati dal ruscello Koderjana, dallo stagno e dalla cascata.

La scultura ha una forma a gradoni che vuole imitare il paesaggio culturale e naturale circostante, caratterizzato da terrazzamenti e formazioni rocciose stratificate. Nei gradini della scultura compaiono due cavità cubiche che rappresentano una controforma in scala dei due edifici: il mulino e la casa del mugnaio. Durante il festival i due cubi di cemento verranno estratti da queste cavità e portati in paese per venirvi installati permanentemente, svelando l’opera. L’obiettivo è offrire un nuovo legame fisico ed estetico fra il Mulino ed il paese, alla stessa maniera in cui la Stazione si adopera per connettere Topolò a nuove persone ed idee.

Studio Wild è composto da tre giovani che si sono conosciuti frequentando architettura a Delft: uno studente al corso di laurea triennale, uno al master ed uno alla magistrale, un collettivo formato da diverse personalità. Quello che ci accomuna è la passione verso la creazione di architetture a carattere altamente autonomo al di fuori del programma universitario. Dopo il design di un ponte e di una biomimesi paramentrica di una lampada stampata in 3d, abbiamo proposto una scultura architettonica per la Stazione di Topolò 2016. Con un approccio impetuoso all’architettura, Studio Wild si prefigge di esplorare i confini fra architettura, design ed arte.

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